Che uomo sarei senza lavoro?
Talk interattivo
Che uomo sarei senza lavoro?
Per generazioni, il lavoro è stato il pilastro identitario della maschilità: definiva il valore sociale dell’uomo, ne garantiva l’autonomia economica e il ruolo all’interno della famiglia.
L’identità maschile è strettamente collegata al lavoro, che spesso diventa l’unico elemento di valore che gli uomini riescono ad attribuirsi: il valore di un uomo viene associato alla sua produttività.
Questa aderenza tra identità e situazione professionale è spesso causa di un forte malessere emotivo ed è la causa di tragiche conseguenze quando il lavoro viene meno o quando ci si sente minacciati in quell’ambito.
Questo talk esplora il legame profondo e spesso invisibile tra mascolinità e lavoro, indagando come disoccupazione, precarietà e cambiamenti nel mercato possano minare non solo la sicurezza economica, ma anche l’autostima, le relazioni, la percezione di sé, la salute.
Può l’identità maschile liberarsi dalla dipendenza dal lavoro per trovare nuovi significati, ruoli e forme di realizzazione? Come possiamo ridare dignità all’identità maschile anche senza la dimensione del lavoro?

Famiglia e lavoro
quando?
Sabato 20,
12.00/13.30. CISTERNE 3
ospiti
Annalisa Dordoni
Alberto Guidetti
Francesco Aufieri – CGIL
modera
Maria Giuseppina Pacilli
Obiettivi
Il talk vuole riuscire a mettere in luce come gli uomini abbiano relegato la propria identità al lavoro, e misurino il proprio valore principalmente su questo.
Il talk mira a far emergere le conseguenze psicologiche e sociali della perdita o dell’assenza di lavoro, dalla fragilità dell’autostima alla ridefinizione del ruolo nelle relazioni e nella famiglia, fino al suicidio, mettendo in discussione i modelli tradizionali che misurano il valore maschile in termini di produttività e capacità di mantenere economicamente gli altri.
E contemporaneamente vuole far emergere che quando l’uomo diventa solo il professionista quanti, gli altri ruoli di conseguenza vengono messi da parte: il padre, l’amico, il figlio, il compagno, ecc ecc.
L’obiettivo finale è promuovere consapevolezza e offrire strumenti per immaginare un’identità maschile più flessibile, resiliente e libera da vincoli che non le appartengono più, aprendo la strada a nuove narrazioni e modelli di maschilità che non dipendano unicamente dal lavoro, favorendo un dialogo intergenerazionale e inclusivo su come ridefinire ruoli e identità in una società in rapido cambiamento.
Domande
- Perché il maschile assegna così tanta importanza al lavoro?
- Cosa ci stiamo perdendo?
- Ma forse non dovremmo essere tutti antilavoristi?
- Perché siamo una repubblica fondata sul lavoro, qual è la ragione di questa radice lavorista così forte?
- Non vi sentite ridotti e limitati nella vostra identità da questa cosa?